Da quest'anno l'Università di Trento decide di devolvere tutte le entrate ricavate attraverso il 5x1000 ad uno specifico progetto, scelto di anno in anno dal Senato Accademico. I fondi 2017 andranno a favore della linea di ricerca sulle malattie degenerative della retina.

La cecità, cioè la perdita totale o parziale della vista è una condizione medica devastante, che ha un fortissimo impatto sulla vita di un gran numero di persone. La riduzione dell'autosufficienza non colpisce solo la vita dei pazienti, ma ci sono forti ripercussioni anche per i famigliari che li accompagnano nel loro percorso, soprattutto quando ad essere affetti sono bambini o giovani adulti. 

Tra le condizioni che causano cecità, completa o parziale, troviamo la degenerazione retinica, cioè il deterioramento della retina dovuto alla morte progressiva delle cellule che la compongono. Esistono molti tipi di degenerazioni retiniche, dovuti a diverse cause. Tra queste, una delle patologie più diffuse è la degenerazione maculare legata all'età, che colpisce circa il 10% delle persone con età superiore ai 60 anni, percentuale che sale al 30% negli anziani sopra i 70. Si stima che nel mondo vi siano circa 196 milioni di persone con degenerazione maculare, solo in Italia le persone affette sono ben 1 milione. Immaginatevi una città grande 10 volte Trento nel buio assoluto...

Altre degenerazioni retiniche (come la malattia di Stargardt, l'Amaurosi congenita di Leber, la Retinite Pigmentosa e molte altre) sono invece ereditarie, cioè dovute a difetti genetici trasmessi dai genitori. A seconda del gene mutato il decorso della malattia può essere molto diverso. Ciò che però le accomuna è che l'esordio avviene comunque in giovane età, in molti casi nell'infanzia, e può portare a cecità tra i 20 ed i 40 anni. È facile quindi immaginarsi quali siano le difficoltà e le limitazioni che questi giovani pazienti si troveranno ad affrontare nel corso di tutta la loro vita.

Aiutiamo la ricerca a non brancolare nel buio!

 

Ad oggi non esistono cure definitive per le degenerazioni retiniche, ci sono diverse sperimentazioni nelle quali vengono analizzate varie opzioni terapeutiche, ma il cammino che la scienza deve percorrere è ancora molto lungo e costoso

Quali siano le cause della degenerazione maculare legata all'età non è ancora chiaro, si sa che esistono diversi fattori di rischio (il più grande è - ovviamente - l'età, ma anche fumo, alimentazione e obesità svolgono un ruolo) ma non è appurato come questi portino alla morte delle cellule della retina. Allo stesso modo, si conoscono più di 100 geni che, se difettivi, portano a degenerazioni retiniche ereditarie; ma non è stato ancora chiarito come questo avvenga. La mancanza di comprensione dei meccanismi che portano alla morte delle cellule retiniche è uno dei motivi fondamentali per cui non siamo ancora arrivati ad una cura definitiva per queste patologie.

L'attività nel Laboratorio di Rigenerazione e Sviluppo Neurale del CIBIO (@Alessio Coser)Il Laboratorio di Rigenerazione e Sviluppo Neurale del CIBIO si occupa da tempo dello studio di patologie retiniche, utilizzando modelli che riproducano le caratteristiche (genetiche e fenotipiche) della malattia umana. 

La presenza di un difetto genetico può portare, nelle cellule retiniche, all'assenza di una proteina essenziale per il funzionamento cellulare o alla presenza di una proteina difettiva. In entrambi i casi la cellula entra in sofferenza e può morire. Studiare la retina che degenera ci può permettere di analizzare i meccanismi cellulari e molecolari di questa morte e capire come contrastarli. 

Lo scopo della ricerca sarà quindi quello di ottenere un modello di degenerazioni retiniche che riproducano le caratteristiche genetiche e sintomatiche della malattia umana. Il modello così generato verrà poi utilizzato per la ricerca di nuovi farmaci in grado di contrastare lo sviluppo della patologia, nell'ottica di una medicina personalizzata.

Informazioni: fundraising [at] unitn.it

5xmille

Con l’approssimarsi dei termini per la denuncia dei redditi si avvicina anche un’opportunità: quella di donare il 5xmille ad una causa specifica. È l’opportunità di dare un significato mirato (nel peso del 5xmille) alle proprie tasse, facendolo in modo gratuito.

Sostenere la ricerca scientifica significa garantire un futuro d’innovazione, di crescita e di benessere al territorio e al Paese, partendo dai giovani. Un’esigenza che in questo momento è più forte che mai.  Una responsabilità che coinvolge ognuno di noi.

Come fare

Basta segnalarlo al CAF o al proprio commercialista nel momento della compilazione della dichiarazione dei redditi.
Per devolvere la quota del 5xmille all’Università di Trento bastano due semplici operazioni:

1. apporre la propria firma nel quadro apposito che figura sui modelli che l’Agenzia delle Entrate mette a disposizione per la dichiarazione dei redditi:

  • modello CU 2017 - "Scheda per la scelta della destinazione dell’8x1000, del 5x1000 e del 2x1000 dell'IRPEF"
  • modello 730/2017- redditi 2016
  • modello Unico persone fisiche 2017 – redditi 2016

É consentita una sola scelta di destinazione.

2. ​Indicare il codice fiscale dell’Università di Trento: codice fiscale: 00340520220.

Attenzione: scrivere il codice fiscale è fondamentale per avere la certezza che il beneficiario del 5xmille sia effettivamente l’Università di Trento.