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"Buon rientro!"
Il Comitato propone un'iniziativa che faciliti il rientro del personale dopo lunghi periodi di assenza. Queste assenze, oltre che a motivi di salute, sono spesso legate alle necessità familiari, e vedono, quindi, per la maggior parte coinvolto il personale femminile.
La cura delle persone in ambito familiare, infatti, è stata sempre "naturalmente" considerata un compito delle donne, ma solo in tempi recenti questa attività è stata riconosciuta anche nel suo valore sociale, ritenendola meritevole di tutela anche dal punto di vista normativo.
Le ipotesi più frequenti di assenza per lunghi periodi riconosciuti dai contratti collettivi nazionali di lavoro sono:
- congedi di maternità
- congedi parentali
- congedi per motivi di famiglia (es. per necessità di assistenza a figli, coniuge, genitori, altri familiari)
- aspettativa per ricongiungimento coniuge all'estero
- aspettativa per motivi di salute (in caso di malattie prolungate)
Il rientro dopo un lungo periodo di assenza rappresenta un momento particolarmente critico, sia dal punto di vista materiale che psicologico.
Ad esempio, la donna che rientra dalla maternità si sente contesa tra le esigenze del figlio, vivendo spesso sensi di colpa per il fatto di non accudirlo personalmente, le sollecitazioni e le richieste di prestazioni da parte dell'ambiente di lavoro, che si attende un rapido inserimento nella struttura, ed il desiderio di riappropriarsi anche del proprio ruolo nel contesto lavorativo: necessità ben difficilmente conciliabili tra loro e che rischiano di mettere in difficoltà le persone.
Più in generale è frequente vivere il reinserimento con un senso di inadeguatezza circa le attività da svolgere, dovuto sia alla necessità di riacquisire determinati ritmi di vita, sia alla mancanza di aggiornamento.
La ripresa dell'attività è particolarmente pesante nei contesti dove si sono verificati rapidi e radicali cambiamenti: si pensi, riferendosi alla realtà dell'Ateneo trentino, ai cambiamenti intervenuti con l'adozione dei nuovi sistemi informativi, alle modifiche regolamentari, all'introduzione e modifica di procedure, alla riorganizzazione amministrativa che ha ridefinito funzioni e competenze.
Chi rientra da un lungo periodo di assenza è costretto a recuperare il passo rapidamente: il cambiamento che i colleghi rimasti in servizio hanno potuto assorbire nel corso dei mesi, magari fruendo di specifici interventi di formazione, deve essere velocemente assimilato da parte di chi, per diversi motivi, si è assentato a lungo dal contesto lavorativo. A ciò si aggiunga che il rientro non sempre trova un clima favorevole di accoglienza da parte della struttura, per cui lo sforzo di riacquisire professionalità è in alcuni (si spera limitati) casi affidato esclusivamente all'interessato.
Ancora più critica la situazione di chi al rientro viene adibito a mansioni o assegnato a strutture diverse da quelle iniziali.
Si propone, quindi, che l'Amministrazione si faccia carico di favorire il reinserimento di queste persone, dimostrando attenzione verso le risorse umane e riconoscendo quindi implicitamente il valore sociale di questo servizio di "cura della famiglia".
In particolare si propone che le persone che si sono allontanate per un lungo periodo per le ragioni sopra indicate, vengano inserite al momento del rientro in un programma di aggiornamento, da svolgersi con l'attribuzione formale di un tutor, collega o superiore, che a giudizio del diretto Responsabile possa provvedere ad agevolare la riacquisizione della propria funzione attraverso opportuni interventi di formazione/aggiornamento.
L'iniziativa potrebbe essere estesa anche al personale con orario strutturato su part-time verticale che prevede un'assenza dal lavoro tale da generare necessità di aggiornamento.
Questa attività, da svolgersi per la maggior parte nel contesto lavorativo, anziché in aula, deve essere attentamente pianificata sulla base delle necessità concrete ponendo particolare attenzione a:
- definizione del fabbisogno (ambito e durata dell'intervento, con eventuale definizione di percorsi formativi standardizzati nel caso di funzioni analoghe)
- individuazione del soggetto cui affidare l'attività di tutoraggio sulla base delle competenze tecniche e della capacità di trasmissione delle stesse
- logistica della formazione (in taluni casi potrebbe rendere necessario reperire locali ad hoc per non disturbare la normale attività d'ufficio e ad es. mettere a disposizione dei personal computer portatili)
Bisognerebbe quindi monitorare l’attività per verificare l'aderenza della pianificazione ai fabbisogni sulla base di "stati di avanzamento" e in relazione alla soddisfazione del soggetto cui l'iniziativa è rivolta.
Potrebbe essere fondamentale il ruolo dell'Ufficio Formazione, soggetto deputato a definire le necessità di intervento in collaborazione con i responsabili di struttura, a raccogliere le eventuali osservazioni del dipendente (grado di soddisfazione, rispondenza ai bisogni, ecc.) ed eventualmente ad accorpare in interventi unitari esigenze di persone con fabbisogni analoghi (dal punto di vista degli ambiti e della tempistica).
Queste forme di tutoraggio dovrebbero essere formalmente riconosciute e specificatamente remunerate in quanto prestazioni non rientranti nelle mansioni normalmente dovute.
A seguito di questi interventi il dipendente potrebbe vivere il reinserimento con minore ansia, certo dell'attenzione da parte dell'Amministrazione e della possibilità di contare su un'assistenza diretta nel riappropriarsi delle competenze.
L'Università ne risulterebbe avvantaggiata: questo supporto consentirebbe una rapida ripresa dell'attività, con conseguente maggiore produttività da parte dei soggetti coinvolti.
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