Introduzione del Rettore

ll Piano Strategico riflette la visione pluriennale dell'Università degli Studi di Trento e le linee di indirizzo generali che ne guidano l'attività, prende atto delle esigenze che provengono dal basso e le sostiene.

L’impostazione data al Piano Strategico di Ateneo trae origine dall’idea di legare strettamente la progettazione delle azioni alla loro concreta possibilità di attuazione. Il Piano mira ad un doppio risultato: da un lato, mantenere e consolidare gli ottimi risultati che l’Università di Trento ha raggiunto in questi ultimi anni e, dall’altro, esplorare nuove possibilità di sviluppo in aree scientifiche sino ad ora non presidiate o, almeno, non in modo sufficiente. In questo senso si è tenuto conto, tra gli altri, di tre fondamentali elementi:

Il quadro delle risorse

Lo straordinario sviluppo del nostro Ateneo è dipeso nel recente passato, anche e soprattutto, dallo speciale rapporto che ci ha legato alla Provincia autonoma di Trento; un rapporto che si è tradotto, molto concretamente, in ingenti risorse aggiuntive rispetto a quelle erogate dal MIUR permettendo così la nascita di nuove aree di attività che oggi hanno raggiunto significativi risultati (scienze cognitive e neuroscienze, biologia, informatica, studi internazionali, lingue e letterature straniere, solo per citarne alcune) ed una crescita del personale accademico del 50% dall’inizio del 2001 alla fine del 2016, contro una crescita delle università statali italiane del 2% nello stesso periodo.
Nel prossimo quinquennio, però, non si potrà più contare su incrementi nei finanziamenti di entità paragonabile e lo sviluppo dell’Ateneo dovrà quindi essere pensato a risorse sostanzialmente costanti. Data la situazione in cui versa il sistema universitario italiano che non solo non ha visto incrementi di risorse in questi anni, ma anzi ha dovuto fronteggiare tagli significativi, si tratta di una situazione di vantaggio per l’Università di Trento che grazie alle riserve accumulate può anche guardare a nuovi piani di sviluppo edilizio e infrastrutturale.
Il Piano Strategico 2017-2021 si propone perciò di essere uno strumento di ri-orientamento che, senza intaccare la buona qualità già raggiunta nella didattica e nella ricerca, aiuti l’Ateneo a crescere anche in una situazione finanziaria meno rosea rispetto a quella pre-crisi, facendo emergere le capacità esistenti, sostenendole e orientandole verso nuove aree di interesse. I grandi investimenti del passato oggi ci collocano nella posizione privilegiata di avere a disposizione buone infrastrutture e un capitale umano di grande qualità: partendo da qui l’Ateneo può progettare la crescita e lo sviluppo futuro anche senza dover contare su rilevanti risorse aggiuntive.

La governance partecipata

Una struttura come quella universitaria, con processi decisionali fortemente decentrati e con legittimazioni dei principali attori prevalentemente dal basso (come si evince dal processo di elezione dei Direttori di Dipartimento/Centro e del Rettore), deve tracciare le linee evolutive del proprio futuro attraverso un processo fortemente partecipato dove coloro che saranno chiamati a realizzare le azioni di cambiamento svolgono un ruolo fondamentale nella loro progettazione.
Solo intersecando gli obiettivi strategici dell’Ateneo con le capacità e le volontà della comunità universitaria, diviene possibile realizzare le azioni programmate senza aumentare le risorse disponibili.
Far leva sulla capacità di innovazione dei ricercatori, sulle competenze esistenti orientandole in chiave interdisciplinare, raccogliendo il loro consenso riguardo alle strategie future è la strada per progettare un realizzabile cambiamento di portata strategica.

La qualità della ricerca

La nostra Università è l’Ateneo italiano statale con il più alto valore nell’indicatore sintetico della qualità della ricerca (IRAS1) alla valutazione operata dall’Agenzia Nazionale per il periodo 2011-2014. La quasi totalità delle proprie strutture risulta presente nella lista dei primi 352 Dipartimenti delle università italiane (valore ISPD) con il 60% delle strutture accademiche inserite nel top 180 e comunque tutte nelle prime 250 d’Italia. Difficile, se non impossibile, identificare degli ambiti scientifici che non meritino, per capacità dimostrata e risultati scientifici riconosciuti, di essere sostenuti nel futuro. Non è quindi sulla base di un criterio di merito scientifico che l’Ateneo può costruire una strategia per il futuro in condizioni di risorse stabili e che si fondi quindi sul ridimensionamento di alcune aree a favore di altre.

Partendo da queste premesse, si è deciso di costruire un Piano Strategico che, fissati gli obiettivi, le linee di sviluppo e i criteri generali, favorisse una capacità di proposta coerente con essi e formulata secondo una logica bottom-up, aprendosi così ad iniziative interdisciplinari e interdipartimentali in ambito didattico, di ricerca, di terza missione e di politiche per il talento, anche al di fuori dei “confini” dipartimentali.

È per questo motivo che nei primi mesi del 2017 è stata lanciata una specifica call per sostenere ed incentivare la nascita di laboratori interdipartimentali, organismi di coordinamento didattico, operazioni organizzative e altre specifiche azioni di intervento. Le proposte per progetti strategici potevano essere presentate da gruppi spontanei di ricerca interdipartimentali, dalle strutture accademiche nell’ambito di un piano di sviluppo, nonché dai Prorettori e dai miei Delegati alle specifiche materie.

Ben 62 proposte di iniziative interdisciplinari sono state così sottoposte ad una prima selezione fondata sul rispetto delle linee di indirizzo e degli obiettivi strategici raccordati alla visione e, tra queste, 35 sono state ritenute idonee ad accedere alla seconda fase della selezione fornendo elementi aggiuntivi per garantirne l’effettiva fattibilità e assicurarne la sostenibilità, anche economica.

Inoltre, tutti i Dipartimenti e i Centri sono stati chiamati a predisporre dei programmi di miglioramento capaci di concorrere agli obiettivi che l’Ateneo si è dato; il Senato accademico ha identificato all’interno di questi piani le azioni di miglioramento, anche con una portata più operativa, assegnando un incentivo finanziario per la loro realizzazione. Gli obiettivi specifici di queste azioni di miglioramento sono già stati inclusi nel Piano Integrato 2017-2019 dell’Ateneo.

Insieme al prossimo piano per la sostituzione delle infrastrutture tecnico-scientifiche, è quindi sulla base di questa progettazione complessiva che l’Ateneo assegnerà le risorse per il triennio 2017-2019.

Credo che il nostro Ateneo sia una comunità ricca di esperienze da valorizzare e, se sapremo lavorare insieme con spirito positivo nel solco delle linee tracciate e con le azioni identificate, riusciremo a dare continuità ai valori che fondano la nostra missione, che sono la nostra ragione d’essere e il punto di riferimento per le generazioni future.

Paolo Collini
Rettore

L'Ateneo oggi

Un’Università internazionale aperta alle persone, alle idee, alle conoscenze nuove, che guarda con responsabilità alle grandi sfide della società e del territorio e contribuisce al loro sviluppo, che si migliora continuamente e che promuoverà sempre la ricerca libera e la coltivazione del talento dando ai giovani le migliori opportunità

È un Ateneo inserito in una fitta rete di relazioni internazionali, capace di attirare studenti e studentesse da tutto il mondo e di sostenere tutti i suoi iscritti nel loro percorso di perfezionamento all’estero con più di 450 possibili destinazioni. L’Università di Trento ha fatto della qualità nella didattica, nella ricerca e nei servizi la propria priorità di intervento ed ha scelto di mantenersi entro dimensioni sostenibili, programmando il numero di studenti e studentesse di ogni suo corso di laurea in misura compatibile con la qualità dell’esperienza universitaria.

Trento risulta essere un Ateneo attrattivo, capace di richiamare un elevato numero di studenti anche da fuori provincia ed è in grado di incontrare le aspettative dei suoi studenti e studentesse: i laureati si dichiarano soddisfatti del corso di studi che hanno scelto e trovano in genere una prima occupazione in anticipo e con stipendi più alti.

È un Ateneo capace di affermarsi sul fronte della ricerca, partecipando a bandi fortemente competitivi, con un elevato volume di fondi di ricerca assegnati e pubblicazioni prestigiose, a seguito di valutazioni rigorose.

È un Ateneo che gode di una visibilità internazionale nella comunità scientifica ben superiore a quanto sarebbe lecito aspettarsi date le sue dimensioni.

È un Ateneo che sa valorizzare il proprio sistema di formazione post-universitaria, con particolare attenzione al dottorato di ricerca.

Per quanto questi risultati siano positivi, l’Università di Trento vuole continuare a crescere e a rispondere positivamente e con determinazione alle esigenze di un contesto che chiede sempre maggiore flessibilità e dinamicità, individuando opportunità di crescita attraverso iniziative di partnership in grado di sostenersi, come la più recente costituzione del Centro Agricoltura, Alimenti, Ambiente (C3A).

L’alta qualità scientifica, la strumentazione di alto livello, l’ambiente internazionale e la qualità della vita e delle opportunità offerte dal territorio per uno stile di vita sano e gradevole sono per l’Ateneo le chiavi per il proprio vantaggio competitivo e l’attrattività.

Rankings

Pur con tutti i limiti delle graduatorie in questo campo, è noto come l’Università di Trento figuri ai vertici delle classifiche nazionali delle università e dei dipartimenti italiani, e sia ben posizionata nelle principali graduatorie internazionali.

  • World University Ranking 2016-2017 (edito da Times Higher Education)
    l’Università di Trento è collocata nella categoria che va dalla posizione 201 alla 250, 2° tra gli Atenei italiani.
     
  • QS World University Ranking 2018
    l’Ateneo di Trento si posiziona nella fascia 441-450. è 9° tra le 30 università italiane presenti nella classifica delle 500 migliori università e ottiene il miglior risultato italiano per l’internazionalizzazione del corpo docente.
     
  • Rapporto Valutazione della Qualità della Ricerca 2011-2014 (VQR)
    Trento si conferma al vertice tra le università statali.
     
  • Rapporto ANVUR 2011-2014
    l’Università di Trento viene premiata in quattro aree: Scienze fisiche, Scienze biologiche, Scienze psicologiche e Scienze politiche e sociali.
     
  • Classifica CENSIS 2017-2018
    l’Ateneo trentino, con punteggio finale 99,2, risulta al 2° posto nella classifica assoluta di tutte le università statali e nella propria categoria(medie dimensioni: da 10 mila a 20 mila iscritti).
     
  • Classifica Sole 24 Ore
    l’Università di Trento conferma il 2° posto fra le migliori università statali italiane.