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Nadio Delai, laureato in
sociologia a Trento, (foto a lato) si è occupato per anni di ricerca
socioeconomica presso il Censis, dove ha lavorato dal 1973 al 1993 ed è
stato Direttore Generale per 11 anni. Successivamente è passato alla
Direzione di RaiUno e quindi alle Ferrovie dello Stato. Parallelamente
è stato nominato Amministratore Delegato di Isfort - Istituto di
Formazione manageriale e di Ricerca nel campo dei Trasporti, ed è stato
anche Presidente dell'Istituto Trentino di Cultura. Attualmente svolge
attività di consulenza strategica attraverso la propria società
Ermeneia.. |
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olte cose sono cambiate ormai nel nostro Paese, per quanto riguarda l’accesso
dei giovani all’università.
Le porte dell’istruzione superiore si
sono spalancate nel corso degli ultimi quarant’anni: erano 268.000 gli
iscritti negli anni ’60, sono 1,7 milioni gli studenti di oggi.
Naturalmente aprire gli accessi non ha automaticamente significato una
crescita corrispondente dei laureati: solo negli ultimi anni infatti il
rapporto tra laureati e immatricolati ha mostrato qualche segno di
ripresa (giungendo a valori del 37%-38%), dopo un lungo periodo in cui
gli studenti si perdevano per strada in misura ancora maggiore (il
rapporto laureati/immatricolati si aggirava infatti attorno al 30%
solamente).
Ed è proprio per lavorare sul recupero intermedio di coloro
che corrono il rischio di abbandonare gli studi universitari che si è
intrapresa la strada della laurea breve. Essa dovrebbe consentire
infatti di “oggettivare” un percorso compiuto, anche se più breve
rispetto al corso di laurea di 5 anni. Ma oggi arrivano segnali evidenti
di contrazione dei nuovi iscritti, in concomitanza con la flessione
della corrispondente leva demografica: meno giovani sono nati una
ventina di anni fa e di conseguenza gli immatricolati diminuiscono del
3,6% nel 1997, del 3,2% nel 1998 e del 2,1% nel 1999. Tuttavia è anche
vero che la spinta ad iscriversi è risultata relativamente più forte
rispetto agli effetti dell’onda bassa della natalità: ma possiamo con
ciò dichiararci soddisfatti (considerando che le nuove immatricolazioni
sono diminuite ma non come avrebbero potuto diminuire in realtà) o
dobbiamo pensare che l’istruzione superiore va ulteriormente
incentivata in tutti i modi?
Va riconosciuto che l'espansione del sistema di formazione superiore ha
recuperato molto rispetto al passato. Ancora all'inizio degli anni '90
il rapporto tra laureati e popolazione di 26 anni di età era del 9%,
mentre a fine decennio ha raggiunto il 15-16%. Ma se si fa un raffronto
europeo è ancora evidente lo scarto che ci separa dagli altri Paesi (cfr.
tab. 1): il 54% dei 15-24enni italiani frequenta infatti un qualche
livello scolastico e/o universitario contro valori che sfiorano il 70%
circa per Francia e per Germania (Paesi questi che hanno sistemi con noi
più confrontabili che non il Regno Unito).
In realtà è necessario,
per l'Italia, allargare ulteriormente la partecipazione della
popolazione universitaria al fine di rispondere ad una sfida sempre più
marcata tra i Paesi evoluti, basata sulla "knowledge competition",
la quale ha effetti non solo immediati, ma soprattutto di medio e di
lungo periodo, aumentando (se si possiede), o diminuendo (se non si
possiede), la possibilità di affermazione del nostro Paese. Ma si può
dire che è, parallelamente, utile anche per i giovani impegnarsi negli
studi superiori, nel senso di trarne dei vantaggi specifici per ciascuno
di loro?
Come ben si sa le risposte a questa domanda sono
necessariamente articolate e richiedono di considerare aspetti diversi
del problema. Vediamone tre che sono sicuramente importanti. La prima
risposta è quasi banale, ma è sin troppo basilare e diretta per non
essere presa in considerazione: chi è in possesso di laurea si trova,
in linea generale, meglio posizionato sul mercato del lavoro. Secondo
l'indagine AlmaLaurea 2000 (1) a 1 anno dalla fine degli studi
trova occupazione il 60% di quanti hanno un titolo accademico (e
il 73% dopo 3 anni).
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(1) Si tratta di
un'indagine sulla condizione occupazionale dei laureati condotta
unitariamente da AlmaLaurea e dall'Osservatorio statistico
dell'Università di Bologna. La ricerca esplora il destino dei laureati
(29.000) a 1, 2 e 3 anni dal conseguimento del titolo.
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